Visualizzazione post con etichetta stipendio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta stipendio. Mostra tutti i post

mercoledì 9 maggio 2012

Falso "buonismo"

"La crisi sta uccidendo", "La crisi ferma l'economia", "La crisi mette in ginocchio"
Da mesi sento ripetere frasi come queste, ma quando lo stato sperpera i soldi pubblici per le più stravaganti follie, quando molti imprenditori considerano i bilanci un gioco di numeri, quando chi lavora considera lo stipendio l'unico motivo del proprio agire non posso immaginare altra conseguenza.
Nessuno si scandalizzava più di tanto a sentire che venivano spese cifre esorbitanti in progetti inutili, oppure quando un manager riceveva buonuscite stellari dopo aver fatto fallire un'azienda, oppure ancora che un lavoratore passava il suo tempo a fare la spesa, ma adesso la colpa è della Crisi. La crisi è soltanto la conseguenza di uno stile di vita e gestione del lavoro e delle imprese in cui non ci sono più Grandi obbiettivi ed ideali, ma soltanto la bramosia sfrenata del denaro.
Molti che ora si lamentano delle tasse, prima le hanno semplicemente evitate, molti che si lamentano della stretta creditizia prima hanno considerato i bilanci (aziendali o familiari) come semplici elenchi di numeri messi a caso per compiacere questo o quello. Quando inizieremo a considerare gli errori commessi e soprattutto a correggerli ?
Non esistono "diritti acquisiti" esistono diritti ed esistono doveri, non consigli, ma DOVERI cose che bisogna fare e, per citare il Codice Civile, fare con il buon senso del buon padre di famiglia.

martedì 27 maggio 2008

Guadagno quanto valgo?

Sento con frequenza frasi del tipo: "Sono pagato poco", "Dovrei guadagnare di più", "Porto a casa una miseria" ...
Mi sorge spontanea la domanda: E se guadagnassi quanto valgo?

Determinare il valore economico delle proprie capacità o la giusta retribuzione per il lavoro svolto non è sicuramente una delle cose più semplici da fare, non lo è per un datore di lavoro e non credo che lo sia per il lavoratore stesso.

In prima istanza occorre accettare che il nostro compenso è direttamente proporzionale (o dovrebbe esserlo) alla produttività del lavoro svolto a prescindere dalla capacità con cui lo si svolge.
Se prendo un laureato (in qualsiasivoglia materia) e lo metto a fare un lavoro come il lavapiatti, posso ipotizzare che ottimizzerà meglio il suo agire, ma non credo che potrà superare una certa soglia di redditività. Questo farà si che la differenza tra quanto guadagna lui ed il suo collega diplomato (sempre lavapiatti) non sarà neanche percepibile economicamente.

Ovviamente se il ruolo può avere compensi direttamente proporzionali all'operato ecco che la differente preparazione e la differente professionalità generano differenti compensi: un amministratore delegato di un'azienda dovrebbe avere un compenso estremamente collegato a quanto è bravo e la sua bravura si misura con l'andamento dell'azienda.
Purtroppo temo che anni di cultura "ugualitaria" abbia cancellato in noi le capacità critiche: dobbiamo guadagnare di più per poter spendere di più, per poter avere di più, perchè altri guadagnano di più, non perchè valiamo di più.
Se non riportiamo le valutazioni ad essere oggettive e non sociali o soggettive, non troveremo mai la strada per una corretta valutazione del nostro lavoro e del nostro compenso.
Tutto questo discorso può però essere minato dall'infrangere le regole: se un lavoratore non paga le tasse, ecco che il suo compenso aumenta rispetto a quello che magari lo svolge meglio, ma rispettando le leggi.

Alcuni giorni fa sono stati pubblicati i redditi degli italiani e molti si sono lamentati della violazione di privacy che questo avrebbe comportato: personalmente credo che se il mio compenso è corretto o inferiore a quanto produco non mi vergogno a far si che gli altri lo sappiano, forse non saro considerato "un furbo" e soltanto uno corretto, ma non credo che il risultato sarà farmi perdere la stima di chi mi conosce o di chi mi conoscerà.